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The Cuban way

Aggiornato il: 28 ago 2019

Mentre succedevano la Thailandia e l’Indonesia con Singapore, che avevano impegnato ciascuna un mese della mia vita di allora, erano tante le cose che evolvevano e cambiavano. I miei pigri studi universitari procedevano avvicinandosi alla conclusione. Nel frattempo, procedeva anche una lunga e un pò tossica relazione che si avvicinava a sua volta, più velocemente, a una conclusione che sarebbe avvenuta prima della fine del 2009.

Quel capodanno, per festeggiare l’arrivo del 2010, con la mia migliore amica Amanda ero saltata su un pullman che in 16 interminabili ore ci aveva portato ad Amsterdam, dove avevamo passato 3 giorni folli e divertentissimi, un pò a festeggiare un anno di cambiamenti che stava per finire, un pò ad accogliere un anno di rivoluzioni che stava per iniziare.

Me lo sentivo, anche se in effetti ancora non lo sapevo, ma il 2010 è stato davvero uno degli anni più rivoluzionari della mia vita.

Ci arriveremo.


Siamo quindi nell’estate del 2010: relazione tossica conclusa, pigra università anche, solito lavoro milanese in showroom poco entusiasmante ma redditizio in dirittura d’arrivo, io che risparmio progettando grandi cose per il settembre incombente, un paio di sudate serate pazze a un festival latino americano che tutto è tranne che nelle nostre usuali corde, e io e Amanda decidiamo che quell’agosto non saremmo potute restare a Milano, dobbiamo partire, i soldi vanno e vengono, vogliamo andare in Sud America!


È stata una decisione poco ponderata e completamente istintiva, non lo so da dove ci sia venuta, sarà stata qualche canzone dei Buena Vista Social Club ascoltata con in corpo un mojito di troppo, uno streaming dei Diari della motocicletta visto recentemente, la reminiscenza di qualche compagno di liceo con la maglietta del Che a influenzarci inconsciamente con tale vigore, ci siamo guardate e ci siamo dette: “Cuba!”


E il resto lo immaginerete: la Feltrinelli del centro di Milano, Lonely Planet comprata, aereo prenotato (troppo, troppo tardi, e quindi strapagato), così come le prime due notti a L’Avana. Ora dovevamo solo partire.


Finora mi sono tenuta stretta con i consigli di viaggio e cercherò di continuare a farlo finchè non arriverò a racconti molto più recenti. C’è però da dire che Cuba ha vissuto molto a lungo in una bolla dalla quale solo ora, quando sarà definitiva la fine dell’embrargo USA, inizierà ad uscire.

Io ero lì 9 anni fa ma per come l’ho conosciuta, potevano essere 30 anni fa o poteva essere ieri: non credo possa essere troppo cambiata, e non credo comunque siano troppo cambiati i cubani.

Forse quindi stavolta mi sbottonerò un pò di più: perchè viaggiare a Cuba vuol dire intraprendere un viaggio alla scoperta della gente cubana, ascoltarla, conoscerla, vedere Cuba attraverso i suoi occhi.

Vedere la vita attraverso i suoi occhi.


Sarà che, anche se ancora non lo sapevo, quello era già il mio anno rivoluzionario.

Ma il modo cubano di affrontare la vita mi ha stregata, e forse ha contribuito a influenzare il modo in cui stavo affrontando la mia.

The Cuban way.


Arrivate all’Avana in tarda serata, l’effetto non distava molto dalla prima impressione di Bangkok, o forse era anche peggiore. La città era pressoché buia, l’illuminazione stradale quasi assente, i locali illuminati solo da flebili neon. La casa particular dove soggiornavamo consisteva in una stanza all’interno di un appartamento in un palazzo senza campanello: per entrare dal portone, a un nostro urlo veniva calata dalla finestra una corda con appesa la chiave.

#CONSIGLIO: è vero, l’idea di dormire a casa di qualcuno può intimorire, ma ricordatevi che le case particular di Cuba sono registrate e autorizzate dal governo. Prendetele come fossero dei bed&breakfast. Ciò che apprenderete dalle persone che vi abitano, mentre farete due chiacchiere a tavola mangiando il cibo che vi avranno cucinato, sarà parte fondamentale della vostra esperienza cubana.


Nonostante l’ora tarda, affamate siamo uscite in cerca di un ristorante e abbiamo fatto la prima cosa che la Lonely Planet sconsigliava di fare: abbiamo dato retta a un cubano che per strada ci ha interrogate su chi fossimo e cosa cercassimo, e l’abbiamo seguito in un paladar (ristorante tipico) privato, non autorizzato, dove ci hanno servito un piatto di riso e pollo, e una cerveza.

#CONSIGLIO: cercate di non farlo. Non mi riferisco alla possibilità di correre rischi per la vostra vita, su quello lascio a voi la valutazione delle situazioni che è diversa da persona a persona: io, a Cuba, mi sono sentita molto più sicura che a Milano. Non mi riferisco neanche alle tariffe maggiorate che vi vedreste proporre: resta comunque un paese davvero economico, e incappare in qualche fregatura fa sempre parte del viaggio. Il problema qui è che al buio, quando nessuno vede, soprattutto l’onnipresente polizia, sarà più facile approcciarvi per chi vuole vendervi qualcosa, che sia una cena o un passaggio in taxi. Ma a Cuba le regole su quali strutture possano offrire servizi ai turisti sono molto strette, e se verrete scoperti (a noi in seguito è successo), chi verrà multato sarà il cubano che vi offre tale servizio, la polizia non vi permetterà di aiutarlo, e voi vi sentirete dei vermi. Sarà davvero un’esperienza spiacevole.


I primi giorni li abbiamo impiegati ad esplorare la città in lungo e in largo: ci siamo fatte accompagnare nei posti più turistici (Centro Habana, Habana Vieja, il Vedado, il Capitolio) da un ragazzo che ci si è presentato come guida, dandoci utili cenni su storia, politica e cultura locali, e ci siamo aggirate da sole per le vie meno note della città, sempre osservate dalle persone affacciate alle porte delle case ed ai balconi.


Non ci sono molti negozi, solo case, palazzi, ospedali, scuole, edifici una volta maestosi, ricordi di uno sfarzo lontano ormai nascosto sotto una spessa coltre di polvere, malcelata povertà.

Monumenti pochi, solo qualche statua dedicata a José Martí o qualche altro personaggio della revolucion.

#CONSIGLIO: la revolucion, il comunismo. Fateveli raccontare. Non è semplice, rispettate la censura e non ponete domande scomode se non siete lontani da orecchie indiscrete, ma lasciateli parlare, capite com’è andata, e cosa hanno portato. Sono storie sconvolgenti perchè così lontane dalla nostra realtà, che vi daranno un’idea completa di come mai ciò che vi circonda è come è, e allo stesso tempo vi affascinerà vedere come queste persone vivano certe privazioni e difficoltà con uno sguardo sempre positivo, pronti a condividere, a ridere, a festeggiare anche quando sembrerebbe non ci sia nulla di cui gioire.

Quello di cui parlavo, il meraviglioso “modo” cubano.


Un mojito ai Dos Hermanos, un mojito alla Bodeguita del Medio, un mojito alla Casa de la Musica: e pensare che neanche mi piaceva, il rum, prima di Cuba.

#CONSIGLIO: il cibo. Se andate al mega risparmio come abbiamo fatto noi, non sarà poi così facile procacciarvi del cibo diverso da pollo fritto, riso, fagioli, platano fritto. Anche la tanto romanzata aragosta cubana, per noi, è stata una mezza delusione perchè sapeva di ammoniaca. Quindi, o spendete un pò di più e andate nei ristoranti per turisti, oppure adeguatevi e non fatevene un cruccio. Riceverete comunque un forte apporto calorico per affrontare le calde giornate cubane dai drink e le cervezas che berrete ad ogni pasto, perchè qui si fa così. E quando trovate una bottega un pò fornita, fate scorta di acqua ed eventuali snack, perchè non sempre vi sarà possibile trovarli.

Menzione speciale va all’ottimo ristorante cinese, che sta a China Town, consigliato dalla Lonely: Tien Tan. Il nostro pasto migliore!


Dopo qualche giorno, e dopo tre ore e mezza su un pullman Viazul circondate da tutte le gradazioni del verde, eccoci nella città del Che: Santa Clara. Giusto in tempo per il 26 di luglio, giorno della celebrazione della Rivoluzione Cubana. I carnival sparsi per ogni via della città, e la gente che si riversa nelle strade a ogni ora per festeggiare, sono uno spettacolo per gli occhi e per le orecchie: se riuscite ad essere qui proprio il 26 luglio, non ve ne pentirete.

Qui il comunismo è una religione, e come tutte le religioni unisce, divide, ma fa fare anche un gran bel casino.

La città è forse meno pittoresca delle altre, piccola, con edifici bassi e le strade disposte a griglia un pò tutte simili tra loro, in cui è facile perdersi. Ma ha un sapore autentico e una forte personalità cubana da sperimentare.


Un paio di giorni dopo, torniamo alla stazione Viazul per prendere un pullman per Trinidad, ma una volta scoperto che avremmo dovuto aspettare 5 ore per la partenza, finiamo per condividere un taxi con Pablo, un simpatico giornalista cileno.

Trinidad è certo più turistica e più curata di La Habana e Santa Clara, ma non meno affascinante. Si tratta di un paese piccolo, in cui dopo solo un giorno ci siamo sentite a casa, con una piazza che è punto di ritrovo serale per l’intera comunità e una vicina spiaggia, Playa d’Ancon, a completare questo luogo magico.

#CONSIGLIO: dopo un paio di mojitos alla Casa de la Musica, infilatevi in un sentiero buio e un pò selvaggio per raggiungere la Cueva. Si tratta di una vera e propria grotta in cui è ricavato un locale buio e spartano, in cui sedersi a bere (ma guarda un pò?) un bicchiere di rum o, se ci si sente audaci, scatenarsi al ritmo della salsa.


Dopo qualche giorno da favola a Trinidad, un malfunzionamento del pullman per Viñales ci ha fatto cambiare programma, e ci siamo quindi dirette a Cienfuegos.

È una cittadina a sua volta diversa dalle tre precedenti, dall’architettura coloniale, affacciata su una baia maestosa che fa da cornice alle belle passeggiate sui grandi viali alla francese.

A Cienfuegos ci siamo godute la brezza del mare sul tetto della nostra casa particular, le pigre giornate caraibiche, una bella gita a El Nicho, nella Sierra de Escambray: 60 cuc per un’andata e ritorno a questa magnifica cascata con piscine naturali in cui fare il bagno, una passeggiata per raggiungere un paladar spartano, circondati da un nulla bello, pacifico, fatto di palme, vegetaziona fitta e contadini.

A Cienfuegos abbiamo accettato il passaggio di un ciclo-taxi che ci voleva riportare alla nostra casa particular: dopo pochi metri, la polizia ci ha fermati, ci ha fatte scendere, e lo ha multato. Nella speranza di fare qualche soldo in più, quell’uomo aveva perso almeno il guadagno della giornata.

#CONSIGLIO: fate attenzione, sia per i taxi che per le case particular, che per i paladares. Quando il simbolo della targa di autorizzazione è rosso, sono solo per cubani.

Quando è blu, sono anche per turisti.

Questo è un fattore molto importante perchè la valuta che usano i cubani, il peso cubano (Moneda Nacional) ha valore infinitamente più basso rispetto a quella riservata ai turisti, il CUC (valuta convertibile). Se, da una parte, fornendo CUC a un cubano gli date un grande aiuto perchè avrà così accesso a merce di alto valore, o di importazione, se verrete scoperti lui non solo dovrà consegnare alle autorità tale cifra, ma verrà anche multato.

Sembra ingiusto, lo è, ma sulle motivazioni vi rimando al mio consiglio precedente: fatevi raccontare da loro.

#ALTROCONSIGLIO: se volete dare una mano, portatevi qualche top, qualche rossetto, degli smalti e dei saponi extra. Le donne che incontrerete per strada, avendo difficoltà a reperirne, saranno felici di averne in dono! E magari ne guadagnerete un’interessante chiacchierata, come quella che io e Amanda abbiamo fatto con una simpatica signora a Playa d’Este, che parlando e allontanandosi pian piano dalla riva, una volta arrivate qualche metro più al largo, lontane dal resto della folla che cercava refrigerio in spiaggia, ci ha illuminate con un pensiero che resta il nostro più emblematico ricordo di Cuba:

”El comunismo es una mierda”.


Finita l’avventura di Cienfuegos, siamo tornate nella capitale per qualche ultimo giorno cubano, all’insegna di altro mojito, altro pollo fritto, Chan chan suonata dal vivo ad ogni angolo della città, e tanti racconti dai temporanei compagni di viaggio e dai proprietari delle case particular.

Partite per un viaggio spensierato, siamo tornate con gli occhi pieni di colori e un’energia vitale ricaricata.


Ed io, ero pronta ad affrontare un grande salto.


Buen viaje!



Cuba

Habana

Trinidad

Casa particular for foreigners

Sierra de Escambray

V and Amanda in Habana Vieja


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